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Nelle campagne volveresi: 12.000 caduti

Nelle campagne volveresi: 12.000 caduti

VALLS Marta

Fotografia creativa, 100×70 cm

 

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La storica battaglia della Marsaglia si configurò come un combattimento micidiale oltre che certamente crudele. Secondo il manoscritto del Solaro, gli alleati perdettero 8.000 uomini, i Francesi 4.000. Da una parte e dall’altra grande fu il numero degli ufficiali morti e feriti, complessivamente oltre dodicimila.

Le considerevoli perdite da ambo le parti non potevano essere altrimenti in uno scontro di due eserciti schierati uno contro l’altro a vista d’occhio, in un terreno quasi piano e in una situazione che tutti sentivano decisiva. I cannoni ebbero relativamente molto effetto benché in piccolo numero e posti tanto da un lato quanto dall’altro lungo il fronte anziché in punti di decisiva importanza. Alle perdite umane bisogna aggiungere anche quelle di materiali, di animali, bandiere e stendardi.

Il teatro degli episodi più sanguinosi avvenne nei terreni detti “Le Gerbole”, a nord di Volvera e poco lontano dalla Cascina Canta segnata su tutte le carte topografiche: il corpo dei bravi Valdesi tinse ogni zolla del proprio sangue.

Una lapide nel comune di Orbassano descrive con chiarezza cosa accadde nei mesi successivi alla Battaglia: “Orbassano disabitato dal giorno della Battaglia alla Pasqua dell’anno seguente, per il fetore dei cadaveri insepolti” deliberò nel “consiglio convocato il 25 gennaio 1694 per ordine del Magistrato di Sanità di eleggere 15 uomini per seppellire i caduti”. Analoga deliberazione toccò anche al Comune di Volvera il 31 gennaio di quell’anno. I caduti insepolti per circa quattro mesi, provocarono l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e quindi il rischio di malattie, su una popolazione già fortemente provata dalla battaglia, dai saccheggi e dalle scorribande. I terreni della zona rimasero incolti per anni, le vigne distrutte, le poche coltivazioni agricole completamente danneggiate.

 


VALLS MARTA

Laurea in Belle Arti Facoltà di Barcellona. Inizia la sua attività artistica a Barcellona, poi si trasferisce in Inghilterra dove sviluppa la sua carriera come artista professionista.

Nel 1990 è invitata a Torino dalla Fondazione italiana per la Fotografia per realizzare una mostra nell’ambito della Biennale di fotografia di quell’anno, e da allora risiede e lavora in questa città. Insegna arte nella scuola secondaria superiore. I suoi lavori sono stati esposti in numerose gallerie Europee e Italiane.