Saccheggio e incendio della Reggia di Venaria

Saccheggio e incendio della Reggia di Venaria

RICCARDI Margherita

Olio su tela, 100×70 cm

 

04_Venaria

 

Il 30 settembre 1693 l’esercito del Maresciallo Catinat si accampò ad Avigliana restando in attesa dei muli, utilizzati per trasportare munizioni da guerra e i viveri, oltre che in attesa dei rinforzi della “Gendarmeria” .

Un distaccamento, agli ordini del Bachevilliers, venne quindi mandato dal Catinat, in esecuzione di un preciso ordine del Re Luigi XIV, a dare alle fiamme la Reggia di Venaria, splendida residenza del Duca Vittorio Amedeo II, già risparmiata altre volte dallo stesso sovrano francese, che voleva in quel momento vendicarsi delle distruzioni operate dai Piemontesi in precedenza nel Delfinato francese.

La Reggia, per la presenza di un grosso magazzino di foraggio, era presidiata da una guarnigione di trecento soldati Imperiali, che si ritirarono appena videro apparire le truppe francesi.

Impadronitisi del luogo, gli ufficiali lo abbandonarono ai soldati che, entrati negli appartamenti, li saccheggiarono; predarono poi i cavalli dagli allevamenti e dalle scuderie e persino i cani del canile.

Statue, fontane, giardini vennero distrutti ed alla fine venne appiccato il fuoco.

Ritiratisi i soldati, accorsero gli abitanti dai dintorni ma il danno era ormai ingente.

La Reggia andò quindi incontro, dopo tale gravissimo episodio, ad una storia tormentata e complessa: dai fasti del Seicento al culmine dello splendore settecentesco, dal lento inesorabile declino dell’Ottocento, quando la reggia fu trasformata in caserma militare per volere del re Vittorio Emanuele II, alla rovina del Novecento.

I restauri, portati felicemente a termine, restituendo il complesso all’ammirazione generale,  hanno dunque dovuto tenere in considerazione le caratteristiche costruttive e di ampliamento del complesso, considerato “mai finito” e dove nell’arco di quasi 200 anni hanno operato i più famosi architetti di corte, e le gravissime conseguenze dell’abbandono.

 


RICCARDI MARGHERITA

Nata nel 1966 a Rivarolo (TO). Dopo gli studi presso l’Istituto statale d’Arte di Castellamonte, frequenta il corso di disegno “il nudo” nella galleria d’arte di Gabriele Fasolino e alcuni corsi dell’Istituto Europeo per la conservazione del patrimonio architettonico di Venezia, tra i quali la tecnica dell’affresco e il modellato in stucco.

Dal 1991 si occupa della conservazione del patrimonio artistico e parallelamente si dedica alla ricerca artistica.

Tra le esposizioni più significative:

– Mostra collettiva itinerante  “Ex – Voto  –  Un poeta e 56 artisti per una grazia ricevuta” a cura di Alberto Weber (TO) a Villa Lagarina, Trento e al castello di Rivalta (TO)

– Mostra Personale “dell’amore e delle asparizioni” – omaggio al neologismo del Poeta Giorgio Caproni – Torre Canavese (TO)

– “Eloge de l’ombre” – Ambientazioni con testi, fotografie e opere pittoriche. Con Tania    Bocchino. Villa Benocchi, Premeno (VB)

– “La valigia: viaggio nell’immaginario femminile”. Mostra collettiva itinerante a cura di Maria Antonietta Claretto. Installazione. Palazzo Lazzarini, Morrovalle Marche e Palazzo Opesso, Chieri (TO).

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